29 ottobre 2008

Il Papa ricorda Roncalli: uomo e pastore di pace (Muolo)


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Il Papa ricorda Roncalli: uomo e pastore di pace

DA ROMA MIMMO MUOLO

Giovanni XXIII, ovvero «un uomo e un pastore di pace, che seppe aprire in Oriente e in Occidente inaspettati orizzonti di fraternità tra i cristiani e di dialogo».
Ma soprattutto il Papa attraverso cui la Chiesa ricevette «il dono del Concilio».
Sono bastate poche parole a Benedetto XVI per tracciare un ritratto, vivace e fedele al tempo stesso, del suo predecessore di cui ieri sono stati ricordati i 50 dell’elezione al soglio di Pietro. Il Pontefice è sceso nella Basilica di San Pietro, al termine della Messa, presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone per celebrare l’importante anniversario. E dopo aver venerato le spoglie di Papa Roncalli, si è rivolto con un breve saluto ai circa tremila fedeli della diocesi di Bergamo, che al Papa ora beato dette i natali, i quali sono giunti a Roma guidati dal loro vescovo, Roberto Amadei, e accompagnati dall’ausiliare, Lino Belotti.
Nel ricordare il giorno dell’elezione, Benedetto XVI l’ha definito «un preludio e una profezia dell’esperienza di paternità che Dio ci avrebbe offerto abbondantemente attraverso le parole, i gesti e il servizio ecclesiale del Papa Buono». La grazia di Dio, ha aggiunto, infatti, «andava preparando una stagione impegnativa e promettente per la Chiesa e per la società, e trovò nella docilità allo Spirito Santo, che distinse l’intera vita di Giovanni XXIII, il terreno buono per far germogliare la concordia, la speranza, l’unità e la pace, a beneficio dell’intera umanità». Quindi il Pontefice ha indicato quale fu il 'segreto' di Papa Giovanni. Egli «indicò la fede in Cristo e l’appartenenza alla Chiesa, madre e maestra, quale garanzia di feconda testimonianza cristiana nel mondo». E da questo 'segreto', ha fatto intendere, derivarono tutti i frutti di bene germogliati grazie all’operato di Angelo Roncalli, del quale il Papa ha anche ricordato la celebre visita al carcere di Regina Coeli qualche mese dopo l’elezione.
«Un dono veramente speciale – ha sottolineato il Pontefice – offerto alla Chiesa con Giovanni XXIII, fu il Concilio Ecumenico Vaticano II, da lui deciso, preparato e iniziato. Siamo tutti impegnati ad accogliere in modo adeguato quel dono, continuando a meditarne gli insegnamenti e a tradurne nella vita le indicazioni operative». Per questo il Papa ha lodato l’iniziativa della diocesi di Bergamo di approfondire anche attraverso il Sinodo diocesano alcuni tratti dell’eredità spirituale e pastorale di Giovanni XXIII.
Due in particolare le sottolineature del Pontefice. Parrocchia e famiglia. «È nella parrocchia che si impara a vivere concretamente la propria fede – ha detto –.
Ciò consente di mantenere viva la ricca tradizione del passato e di riproporne i valori in un ambiente sociale secolarizzato, che si presenta spesso ostile o indifferente». Anche Papa Roncalli teneva molto alla parrocchia. «Con molta fiducia le affidava il compito di alimentare tra i fedeli i sentimenti di comunione e di fraternità.
Plasmata dall’Eucaristia, la parrocchia potrà diventare, gli pensava, fermento di salutare inquietudine nel diffuso consumismo e individualismo del nostro tempo, risvegliando la solidarietà e aprendo nella fede l’occhio del cuore a riconoscere il Padre». Quanto poi alla famiglia, Benedetto XVI ne ha ricordato la sua funzione di «soggetto centrale della vita ecclesiale, grembo di educazione alla fede e cellula insostituibile della vita sociale». E ha citato poi il suo predecessore che al proposito sosteneva: «L’educazione che lascia tracce più profonde è sempre quella della casa. Io ho dimenticato molto di ciò che ho letto sui libri, ma ricordo ancora benissimo tutto quello che ho appreso dai genitori e dai vecchi». «Prego Papa Giovanni – ha concluso Benedetto XVI – perché ci conceda di sperimentare la vicinanza del suo sguardo e del suo cuore, così da sentirci veramente famiglia di Dio».
Anche il cardinale Bertone, nell’omelia della Messa che ha preceduto l’incontro con il Papa, ha sottolineato alcune caratteristiche di fondo di Giovanni XXIII.
«Egli trascorse la maggior parte della sua vita, diremmo, 'in periferia', con compiti delicati, ma lontani dai riflettori della pubblica opinione». «Ha servito la Chiesa con lo spirito semplice di un 'contadino' – ha aggiunto il segretario di Stato vaticano – senza spirare a privilegi e promozioni. E quando ebbe a ricoprire incarichi di alta responsabilità e di primo piano, conservò inalterato uno stile di affabile semplicità, di umile e docile obbedienza, ritenendosi sempre, pur quando era Papa, all’ultimo posto, cioè al servizio di tutti». Questa umiltà, ha detto il porporato, era frutto di due atteggiamenti fondamentali – «abbandono nel signore e preghiera» – di cui si trova ampia traccia nel diario di Papa Roncalli, il Giornale dell’anima.
«La mia giornata deve essere sempre in preghiera: la mia preghiera è il mio respiro», annotava infatti il beato. «E fu la preghiera – ha concluso il cardinale – il segreto della serenità e della fiducia che trasmetteva con la sua bontà».

© Copyright Avvenire, 29 ottobre 2008

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