26 giugno 2008

Mons. Marini: «Bellezza e verità i criteri per la liturgia» (Liut)


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Marini: «Bellezza e verità i criteri per la liturgia»

Il maestro delle celebrazioni spiega all’«Osservatore» le scelte di Benedetto XVI: a partire dal nuovo pallio che indosserà domenica e dall’Eucaristia che il Papa abitualmente distribuirà ai fedeli inginocchiati

DI MATTEO LIUT

Bellezza, dignità e verità teologica: sono questi i criteri che, «tra continuità e sviluppo», devono guidare la scelta degli abiti liturgici e dei gesti nelle celebrazioni. E sono i criteri che di fatto stanno alla base delle scelte in questo campo effettuate da Benedetto XVI e dall’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Pontefice. Lo spiega il maestro della celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Guido Marini, che in un’intervista pubblicata sull’ultimo numero dell’Osservatore Romano chiarisce da dove nascono alcune scelte liturgiche di Papa Ratzinger.
A partire dal nuovo pallio che verrà indossato per la prima vol- ta domenica, nella solennità dei santi Pietro e Paolo: «Sarà a forma circolare chiusa, con i due capi che pendono nel mezzo del petto e del dorso – anticipa Marini –. Si tratta dello sviluppo della forma del pallio latino utilizzato fino a Giovanni Paolo II». L’uso del nuovo pallio, quindi, intende «sottolineare maggiormente il continuo sviluppo che nell’arco di oltre dodici secoli questa veste liturgica ha continuato ad avere», oltre a rispondere a un’esigenza di tipo pratico. Nonostante, però, il nuovo pallio si avvicini per forma a quelli che il Papa imporrà ai metropoliti, la differenza rimane per larghezza, lunghezza e l’uso del colore rosso delle croci: una differenza che «mette in risalto la diversità di giurisdizione che dal pallio è significata».
Molte le questioni affrontate dalla lunga intervista. Tra queste anche quella riguardante la distribuzione della comunione. La prassi usata nella visita a Santa Maria di Leuca, con la distribuzione della comunione ai fedeli in bocca e in ginocchio, nota Marini, è prassi destinata a diventare abituale nelle celebrazioni papali. «Non bisogna dimenticare che la distribuzione della comunione sulla mano rimane tuttora, dal punto di vista giuridico, un indulto alla legge universale, concesso dalla Santa Sede a quelle Conferenze episcopali che ne abbiano fatto richiesta», sottolinea il maestro delle celebrazioni, che sottolinea poi come nella scelta di Benedetto XVI «si possa forse vedere anche una preferenza per l’uso di tale modalità di distribuzione che, senza nulla togliere all’altra, meglio mette in luce la verità della presenza reale nell’Eucaristia, aiuta la devozione dei fedeli, introduce con più facilità al senso del mistero». Rispondendo, poi, a una domanda sul ritorno al pastorale a forma di croce greca appartenuto a Pio IX, Marini ricorda che in queste scelte, come in quelle degli abiti liturgici, «l’importante non è tanto l’antichità o la modernità, quanto la bellezza e la dignità». Criteri che, nei viaggi papali, si coniugano anche con «l’attenzione a elementi caratteristici locali», come è accaduto negli Stati Uniti, nei recenti viaggi in Italia e anche nel prossimo viaggio in Australia.
Riguardo poi alla scelta di ricollocare la croce al centro dell’altare, Marini sottolinea come questa scelta nasca da un’esigenza di tipo teologico: «Indica la centralità del Crocifisso nella celebrazione eucaristica e l’orientamento esatto che tutta l’assemblea è chiamata ad avere durante la liturgia eucaristica: non ci si guarda, ma si guarda a Colui che è nato, morto e risorto per noi, il Salvatore». Stesso criterio nella scelta di celebrare usando gli altari antichi: «Non si tratta tanto di volgere le spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il Signore». Marini poi nota che chi parla di modelli «preconciliari» e «postconciliari » usa un linguaggio «ormai superato» e che «non tutto ciò che è nuovo è vero, come d’altronde neppure lo è tutto ciò che è antico. La verità attraversa l’antico e il nuovo ed è a essa che dobbiamo tendere senza precomprensioni ». Infine, per quanto riguarda il motu proprio «Summorum Pontificum», il maestro delle celebrazioni ricorda che esso ha due scopi principali: «agevolare il conseguimento di 'una riconciliazione nel seno della Chiesa'» e «favorire un reciproco arricchimento tra le due forme del rito romano».

© Copyright Avvenire, 26 giugno 2008

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