15 giugno 2008

L'abbraccio di Santa Maria di Leuca. Il Papa: «Quanto calore nei volti della gente» (Strippoli e Della Rocca)


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L'abbraccio dei 40mila Il Papa: «Quanto calore nei volti della gente»

Il messaggio: «Voi siete un ponte tra i popoli Questo luogo ricorda che la Chiesa non ha confini»
Ai giovani l'invito «alla speranza, non come utopia, ma come fiducia nella forza del bene»


Francesco Strippoli

DAL NOSTRO INVIATO

S. MARIA DI LEUCA — «Il nome di questo luogo - dice papa Benedetto XVI parlando dal santuario mariano De finibus terrae di Leuca - ci ricorda che la Chiesa non ha confini, è universale ». E perciò chiamata all'evangelizzazione dei popoli nel mondo. Ma siccome «a nulla vale proiettarsi fino ai confini della terra, se prima non ci si aiuta gli uni con gli altri», allora occorre sottolineare come «il primo servizio della Chiesa è quello di educare» alla solidarietà.
Il papa teologo saluta la chiesa salentina che lo accoglie in festa e le assegna il compito più congeniale alla sua vocazione: essere «ponte tra popoli e culture». Ai giovani l'invito «alla speranza, non come utopia, ma come fiducia nella forza del bene». Discorso denso: il pontefice unisce meditazione teologica, riflessione sociale, esegesi biblica.
Sono in 40mila quelli che lo attendono a Santa Maria di Leuca. L'elicottero dell'Aeronautica che lo trasporta da Galatina (dove atterra l'aereo proveniente da Roma), è puntuale: alle 17,12 il sorvolo del sagrato della basilica di Santa Maria dove lo acclama una folla di seimila fedeli; due minuti più tardi l'atterraggio
a Ponte Ristola dove, tra i fuochi artificiali, lo accolgono il ministro Raffaele Fitto, il governatore Nichi Vendola, il presidente della Provincia di Lecce Giovanni Pellegrino, le altre autorità. Da qui in papamobile, Benedetto XVI percorre i due chilometri e mezzo che lo separano dalla basilica: 7.500 persone sono sistemate davanti ad un maxi schermo nel piazzale del porto, diverse altre migliaia si assiepano lungo lo stretto lungomare di Leuca. Il papa arriva sul sagrato, in attesa da ore con canti preghiere e rustiche colazioni al sacco, alle 17,35. E' seduto nella vettura, bianca come le sue vesti, il vetro blindato aperto. Il sorriso appena accennato, muove il braccio destro in un piccolo gesto benedicente. La folla è in tripudio. I giovani sgomitano per fotografare l'evento. Sventolio di bandiere con i colori del Vaticano. Dal centro del sagrato, dall'alto di una colonna, la statua della Vergine guarda la scena. Sul lato, muto e solenne, la stazza del faro che vede abbracciarsi l'Adriatico e lo Jonio. Sul terrazzo del santuario, tre tiratori scelti. La contraddizione dei tempi nostri: uomini in armi che vigilano su chi chiama alla pace. Benedetto entra in basilica, si ferma in meditazione qualche minuto, poi veste i paramenti sacri e si avvia verso l'altare per la messa all'aperto. Il coro di Supersano intona il canto di ingresso. Con papa Ratzinger concelebrano tutti i 32 vescovi della conferenza episcopale pugliese (tranne il presule di Brindisi che lo attende in città per la veglia) e tutti i sacerdoti della diocesi di Ugento- Leuca. Ci sono anche due presuli albanesi e due di rito ortodosso.
Il Papa parla per venti minuti per l'omelia, discorso scritto. La fede di Pietro e Maria, dice, «si coniugano in questo santuario. Qui si può attingere al duplice principio dell'esperienza cristiana: quello mariano e quello petrino». E' l'invito, spiegano gli esperti, a tenere assieme la Chiesa dell'accoglienza materna e quella delle istituzioni. «De Finibus terrae - dice ancora il pontefice - è il nome di questo luogo santo molto bello e suggestivo. Proteso tra l'Europa e il Mediterraneo, tra l'Occidente e l'Oriente, esso ci ricorda che la Chiesa non ha confini, è universale. E i confini geografici, culturali, etnici, addirittura i confini religiosi, sono per la Chiesa un invito all'evangelizzazione, nella prospettiva della comunione delle diversità ». E ancora, «la Chiesa che è in Puglia possiede una spiccata vocazione ad essere ponte tra popoli e culture. Questa terra e questo santuario, sono in effetti un avamposto in tale direzione ». In un contesto che «tende ad incentivare sempre più l'individualismo », l'invito di Benedetto alla Chiesa è di prestare attenzione al «prossimo, alla solidarietà, alla condivisione». Ratzinger invita alla «speranza » le giovani generazioni, e sollecitato in ciò dal saluto iniziale del vescovo di Ugento Vito De Grisantis che chiede interventi contro la disoccupazione, lancia un appello alle istituzioni. «La Chiesa - dice il Papa - non vuole e non può sostituirsi alle doverose competenze delle istituzioni, anzi le stimola e lo sostiene nei loro compiti» nella ricerca del «bene di tutti ». Alle 19,30 termina la Messa. Venti minuti più tardi decolla l'elicottero che conduce Benedetto a Brindisi. Congedandosi da monsignor De Grisantis gli dice di essere «rimasto molto colpito da tanto calore». «Sarà stato - replica il presule il nostro sole e la nostra natura, santità»? «No, no, proprio i volti della gente». «E allora venga, Santità, a trascorrere una settimana qui da noi». E Benedetto, con gli occhi in alto: «Lo volesse il Cielo».

© Copyright Corriere del Mezzogiorno, 15 giugno 2008

La cittadina Ratzinger accolto con i raggi del sole riflessi come Giovanni Paolo II a Città del Messico

Il saluto con 30mila specchietti

Don Giuseppe: «Torneremo ad essere capitale del culto di Maria»

Antonio Della Rocca

S. MARIA DI LEUCA — Sessantasette anni e l'entusiasmo di un ragazzino. Don Giuseppe Martella, parroco alla chiesetta del «Cristo Re» di Leuca, dopo aver impiegato tutti i suoi risparmi per costruire un auditorium parrocchiale, non si sente ancora appagato. Ha un grande sogno nel cassetto: riscrivere le mappe dei grandi pellegrinaggi tracciandovi l'antico percorso di fede che conduce fino al santuario di Santa Maria de Finibus Terrae. In verità, quel sentiero spirituale, che da varie zone d'Europa portava sino alle propaggini estreme della penisola salentina, esiste dalla notte dei tempi. E così, adesso, questo Sud, si candida a diventare il cardine della devozione mariana nel vecchio continente. Eccolo il sogno del sacerdote leucano: capovolgere la cartina geografica riaffidando alla sua piccola patria la centralità di cui godeva quando sulla Terra, pur in mancanza di autostrade, ferrovie e aeroporti, le distanze fisiche non erano un ostacolo se alla fine del viaggio c'era un ristoro per l'anima. Don Giuseppe ha speso tutto quello che aveva, 300mila euro di vecchi depositi postali, per donare un punto di raccolta alla gioventù locale. Altri 90mila euro li ha messi la Cei. «Non volevo che i miei eredi litigassero – spiega sorridendo il prete - , ma soprattutto l'ho fatto per amore verso il mio popolo. Da qui, però, si parte per rilanciare il culto mariano a Leuca che dovrà diventare un grande punto di riferimento come nell'antichità. La visita del pontefice – afferma – ci darà una mano perché questo luogo entrerà nelle case e nei cuori di tanta gente come un bagliore». E proprio i bagliori non sono mancati all'arrivo di Ratzinger sul lungomare Cristoforo Colombo, dove alla folla sono stati distribuiti migliaia di piccoli specchi per riflettere la luce del sole in segno di benvenuto a Ratzinger. Un'iniziativa che Leuca ha preso a prestito da Città del Messico. I trentamila specchietti tascabili sono stati preparati dalla vetreria «Duemme» di Matino su iniziativa della Caroli Hotels. «Il Papa qui è un sogno che si realizza. E noi dobbiamo trarre da questo la forza - aggiunge don Giuseppe Martella – per rinascere dopo tanta attesa. Ne avevamo bisogno per riappropriarci di un ruolo importante acquisito nella nostra millenaria tradizione cristiana ». Qui, infatti, i segni degli antichi pellegrinaggi sono ancora visibili. A cominciare dalla Croce Pietrina che svetta sul promontorio di Punta Meliso a simboleggiare l'inizio della Via Crucis monumentale. Poco distante c'è la Cripta della Piccola Leuca, ultima tappa dei pellegrini prima dell'arrivo al santuario. Oggi la piccola marina accoglie numerosi i devoti di Maria soprattutto due giorni all'anno: il 13 aprile, per ricordare il miracolo grazie al quale i pescatori leucani si salvarono da una violenta tempesta, e il 15 agosto per la solennità dell'Assunzione. Troppo poco. E allora ben venga anche il «Cammino leucadense» che l'associazione «Speleo Trekking Salento» ha rispolverato seguendo le tracce di Pietro sulle quali hanno camminato, secondo la tradizione, Alfonso I d'Aragona nel 1456, San Benedetto Giuseppe Labre e San Francesco. In passato altri papi hanno calcato la terra di Leuca: Giulio I, nel 343, durante il suo viaggio in Sardica per il Concilio, e Papa Costantino, nel 710. Ieri, Benedetto XVI ha riempito un vuoto di 1300 anni.

© Copyright Corriere del Mezzogiorno, 15 giugno 2008

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