27 marzo 2008

La Risurrezione è la vita del popolo cristiano: la riflessione del vescovo Luigi Negri sulla catechesi del Santo Padre (Radio Vaticana)


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La Risurrezione è la vita del popolo cristiano: la riflessione del vescovo Luigi Negri, all’indomani della catechesi di Benedetto XVI sul passaggio di Gesù dalla morte alla vita

“Nel Cristo risorto ci è data la certezza della nostra risurrezione”: è uno dei passaggi forti della catechesi di Benedetto XVI, svolta ieri durante l’udienza generale in Vaticano, tutta incentrata sul “passaggio di Gesù dalla morte alla vita”. La Risurrezione di Cristo, che si rende attuale nell’Eucaristia, ha sottolineato il Papa, “costituisce la chiave di volta del cristianesimo”. Per una riflessione sulle parole di Benedetto XVI, Alessandro Gisotti ha intervistato mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro:

R. - L’avvenimento della Risurrezione è l’avvenimento della vita di Dio in Cristo, ma è anche l’avvenimento della vita dell’uomo che crede in Cristo e si coinvolge attraverso la fede con il mistero di Cristo. La Risurrezione non è un fatto che sta davanti a noi nei confronti del quale dobbiamo cercare di misurare i nostri intendimenti, le nostre chiarezze, anche perché la storia della chiarificazione, la chiesa primitiva lo dimostra, è un cammino che vede intersecati momenti di gioia, momenti di dolore, momenti di chiarezza e momenti di oscurità.

La Risurrezione è la vita del popolo cristiano. Io credo sia questa la grande e impegnativa sottolineatura di Benedetto XVI. Noi dobbiamo essere testimoni di ciò che l’amore di Cristo ci ha già resi nella sua morte, nella sua Risurrezione, nel Battesimo attraverso il quale ci ha chiamato a partecipare della sua vita nuova. La Risurrezione del Signore ci chiede di essere radicali nella nostra autocoscienza: noi siamo i testimoni della Risurrezione.

D. - La Risurrezione è ovviamente un avvenimento che supera la storia, che però non la nega...

R. - E’ un avvenimento che supera la storia, ma che viene ospitato e accolto nella storia attraverso l’esperienza che i primi hanno fatto della Risurrezione di Gesù di Nazareth la cui vita risorta era nuova ma profondamente in connessione con la vita storica. La Risurrezione evidentemente è un avvenimento totalmente trascendente la storia, ma che nella morte e Risurrezione del Signore è diventato un evento che ha toccato la storia e rimane nella storia nella forma sacramentale. Non c’è rottura: c’è una discontinuità profonda fra la Risurrezione di Cristo e la vita precedente, ma è una discontinuità che marca anche la continuità profonda perché è lo stesso Cristo che vive in una dimensione nuova dell’esistenza: lo stesso Cristo che si porta dietro il Cristo di prima della morte e della Risurrezione con i segni delle trafitture e una volta risorto fa vedere i segni delle ferite ricevute.

D. - D’altronde, i Vangeli ci raccontano la paura dei discepoli. Poi avviene qualcosa di straordinario che li rende coraggiosi fino al sacrificio della vita...

R. - E’ una sequenza di avvenimenti e di reazioni agli avvenimenti che segnano la storia degli inizi della Chiesa, perché è la certezza della Risurrezione che è fonte di gioia, ma di una gioia che convive ancora con la paura, il timore di chi si trova dentro un’esperienza che lo eccede da tutte le parti. E d’altra parte, è una consapevolezza che si approfondisce, perché i discepoli rispondono al mistero di Cristo presente, sono aperti alla sua iniziativa, pensiamo ai discepoli di Emmaus. Evidentemente, la Chiesa era chiamata a raggiungere la piena configurazione del Cristo risorto e tanto è vero che nei primi giorni incominciano già nella vita della Chiesa i miracoli del Signore, che non vengono meno e che hanno come protagonisti Pietro, Giovanni e i primi che lo hanno seguito.

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