30 agosto 2007

Chiesa e tasse: quando l'ideologia supera il buon senso...


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ECONOMIA E POLITICA

Bruxelles respinge le accuse di ingerenza: l´eventuale indagine riguarderà solo le attività commerciali. Duello tra i poli

Chiesa e Fisco, controffensiva Ue

"Rispettiamo il diritto comunitario". Bertinotti: tassare certe rendite

ALBERTO D´ARGENIO

BRUXELLES - Dopo avere scatenato il pandemonio annunciando di volerci vedere chiaro nelle esenzioni fiscali (Ici, Ires, Irap) accordate alla Chiesa italiana, Bruxelles si difende dalle critiche che le sono piovute addosso dalla politica italiana. «E´ senza fondamento affermare che manchiamo di rispetto alla religione, noi ci limitiamo a vigilare sull´applicazione delle regole Ue», ha detto ieri il portavoce di Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione, rispondendo alle domande dei cronisti di tutta Europa. E a dare man forte all´esecutivo comunitario ci ha pensato il presidente della Camera Fausto Bertinotti, secondo cui le decisioni di Bruxelles non possono essere accettate o attaccate a seconda di come gira il vento. Intanto il presidente della Cei, l´arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, ha sottolineato che accusare la Chiesa di "privilegi" è del tutto fuori luogo.
Ieri, con la stampa internazionale particolarmante attratta dal caso, il portavoce capo della Commissione, Johannes Leitenberger, ha detto che «è senza fondamento» accusare l´Ue di anticlericalismo: «Non è una questione di mancanza di rispetto per la religione - ha assicurato - ma di rispetto del diritto comunitario». Gli uffici della commissaria alla Concorrenza, Neelie Kroes, hanno invece puntualizzato che una eventuale inchiesta formale (al momento le indagini sono informali) «sarà limitata alle attività commerciali della Chiesa» che, avendo rilevanza economica, sono soggette alle regole Ue sulla concorrenza e sugli aiuti di Stato. Come dire, la religione e i luoghi esclusivamente dedicati al culto non centrano (????????????????????????????????)nulla e la politica italiana farebbe meglio a «non drammatizzare» una richiesta di informazioni che non prelude ad una automatica condanna.
Intanto parlando da Telese Terme, dove è in corso la festa dell´Udeur, Fausto Bertinotti ha sottolineato che è giusto tassare i beni religiosi che producono rendite: «Trovo fastidioso - ha aggiunto - questo atteggiamento verso l´Ue» che viene appoggiata o attaccata a secondo della convenienza del momento. Oltretutto, ha spiegato, un atteggiamento lineare verso Bruxelles «non cancella la possibilità di un Paese di far valere le sue ragioni» nelle sedi competenti. Convinto che la Chiesa debba pagare le imposte sul reddito anche il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, mentre per il ministro per la Famiglia, Rosy Bindi, è lecito fare delle verifiche sulle norme italiane, che comunque reputa corrette, ma bisogna «evitare i toni da crociata».
Ieri intanto il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ha negato categoricamente che la Chiesa goda di trattamenti di favore: «Usare la parola privilegio è totalmente sbagliato», ha sottolineato, «credo sia sotto l´occhio di tutti, in Italia e in Europa, quanto la Chiesa faccia e abbia sempre fatto per la povera gente, per l´educazione è per i più disagiati con tutti i fondi e le risorse di cui dispone. Questo dovrebbe essere considerato con molta attenzione, per non cadere poi su posizioni pregiudiziali di tipo ideologico». Rimane compatto contro la Ue il centrodestra: per il leghista Roberto Maroni occorre «respingere queste illecite intromissioni», mentre secondo il vicecordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, l´Europa rischia «di cadere nell´assurdo o nel ridicolo nel quadro di una preoccupante faziosità».

© Copyright Repubblica, 30 agosto 2007

Centrano o c'entrano? Che orrore...
Comunque, a parte gli errori da segnare con la matita blu, mi permetto di ricordare a Bertinotti che la carica di presidente della Camera dei deputati e', o dovrebbe essere, super partes. Se vuole continuare a fare considerazioni politiche, caro Bertinotti, tragga le debite conseguenze. Mi pare quantomeno strano che Lei, in genere, rifiuti di commentare qualsivoglia fatto salvo quando ci sono di mezzo il Papa e la Chiesa Cattolica ovvero tematiche care al partito di cui ERA segretario
!
R.

Repubblica scrive un altro articolo molto tendenzioso, che non verra' riportato, in cui si parla di alberghi gestiti da religiosi che godrebbero di esenzioni dall'ICI. Ancora una volta si fa una enorme confusione: se si tratta di strutture commerciali, esse pagano, eccome, l'imposta sugli immobili.
Se si tratta di proprieta' del Vaticano, magari risalenti ad un periodo antecedente i Patti Lateranensi, cari signori, la cosa non C'ENTRA nulla perche' la Santa Sede e' uno Stato straniero!
Possibile che l'ideologia superi persino il buon senso
?
Raffaella


Mentre l’Unione esulta, il centrodestra si schiera a fianco della Santa Sede: «Respingiamo le indebite intromissioni dell’Europa» L’Ue grida contro la Chiesa, Prodi tace Nessun intervento del premier dopo la sortita di Bruxelles contro gli sconti fiscali. Il Polo: «Ora basta caccia alle streghe»

Dopo quasi due settimane in cui ha tenuto banco prima la proposta di sciopero fiscale della Lega e poi la chiamata alle armi di Umberto Bossi, da ormai quarantotto ore il dibattito sulle imposte si è spostato sulla Chiesa. Da Bruxelles, infatti, la Commissione Ue conferma di aver chiesto informazioni al governo italiano sulle agevolazioni fiscali di cui gode il Vaticano, segnale evidente che l’Europa ha più di un dubbio sulla legittimità delle esenzioni.
E tanto caldo è il termometro delle polemiche che già di prima mattina il portavoce della Commissione Johannes Laitenberger fa sapere da Bruxelles che «l’accusa di mancanza di rispetto verso la Chiesa è assolutamente priva di fondamento» perché l’unica cosa che ha a cuore la Commissione è «il rispetto del diritto comunitario». Un concetto ribadito pure dal direttore della rappresentanza in Italia della Commissione europea. «Nei confronti della Chiesa - assicura Pier Virgilio Dastoli - non c’è alcun intento vessatorio da parte dell’Ue».
Rassicurazioni che non bastano però a placare gli animi, con il centrodestra e l’area centrista dell’Unione a prendere le difese della Chiesa e la sinistra su posizioni decisamente più anticlericali. In prima fila, ovviamente, Marco Pannella e il ministro Emma Bonino, due che con il Vaticano non hanno mai avuto la mano leggera. Decisamente contraria alla richiesta di chiarimenti dell’Ue è invece Forza Italia. Con il vicecoordinatore azzurro che accusa «le istituzioni della comunità internazionale» di una «preoccupante faziosità» guidata da «un laicismo anticlericale italiano che muove le sue pedine a livello europeo». Ma sono molti gli azzurri a schierarsi con il Vaticano. Dal presidente dei senatori Renato Schifani (colpa del «solito Codice Da Vinci della sinistra radicale, dispiace solo constatare con amarezza il silenzio di Prodi») al capogruppo al Parlamento europeo Antonio Tajani («ancora una volta la sinistra usa l’Ue per intervenire su vicende italiane», i radicali «lascino perdere la Commissione che ha cose più importanti da seguire rispetto a certe smanie provinciali»). E anche la vicecapogruppo a Montecitorio Isabella Bertolini punta il dito contro il premier: «Con il suo silenzio acconsente questa vergognosa caccia alle streghe contro la Chiesa».
Ma a schierarsi con il Vaticano è di fatto tutto il centrodestra. L’ex ministro di An Gianni Alemanno parla di «ennesimo schiaffo da parte dell’Unione Europea alla nostra cultura cattolica» perché «la Chiesa gode di particolari agevolazioni fiscali come tutte le associazioni non profit». Mentre Maurizio Gasparri arriva a parlare di «provocazione degna di Bin Laden». Mentre secondo l’eurodeputata Adriana Poli Bortone si tratta di «attività ostile». Parole simili a quelle del portavoce dell’Udc Francesco Pionati («aggressione anticlericale») e del segretario della Dc per le Autonomie Gianfranco Rotondi («ondata anticristiana»). Netto anche Roberto Maroni. «Dobbiamo respingere al mittente - attacca il capogruppo della Lega alla Camera - questa indebita intromissione dell’Ue».

Molta cautela nel centro dell’Unione. Il ministro della Famiglia Rosy Bindi, infatti, invita a evitare «toni da crociate al contrario». «C’è un accanimento - dice il candidato alla primarie per la segreteria del Pd - nei confronti di una istituzione che rappresenta nel nostro Paese un elemento fondamentale per la vita degli italiani e si fa carico ogni giorno di persone talvolta nemmeno raggiunte dai servizi pubblici». Prudente anche il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. «Tutti devono essere trattati allo stesso modo - dice il leader dell’Italia dei Valori - ma attenzione a guardare lo stuzzicadenti e a ignorare la trave». Mentre il capogruppo dell’Udeur alla Camera Mauro Fabris è su posizioni più vicine a quelle di Udc e DcA e parla di «preoccupante atteggiamento anticristiano».

Decisamente critici, invece, i Radicali. «Finalmente», esulta Pannella, che sottolinea come la richiesta dell’Ue sia frutto del «lavoro ultradecennale del Partito radicale» e arriva a definire i vantaggi fiscali del Vaticano delle «vere truffe». Il trattato del 1929, insiste Pannella, «va cambiato». La Bonino, intanto, si difende dalle accuse delle ultime ore. «Ridicolo e grottesco - dice - pensare che da ministro per le Politiche europee io stia aiutando la Commissione a vigilare sul rispetto della normativa comunitaria». E mentre Franco Grillini definisce l’iniziativa dell’Ue «sacrosanta» e il sottosegretario all’Economia Paolo Cento chiede un «tavolo bilaterale» tra Stato e Vaticano, il presidente della Camera Fausto Bertinotti spiega che «alcuni beni ecclesiastici vanno totalmente esentati» (quelli destinati al culto), mentre «altri accortamente tassati» (quelli che danno rendite). «Il Paese - aggiunge il leader del Prc - ha bisogno di una operazione complessa di redistribuzione della ricchezza».

© Copyright Il Giornale, 30 agosto 2007

Pannella studi l'art. 7 della Costituzione!
Il partitino radicale puo' attivare la procedura di revisione del Concordato? Ricordi che serve il voto dei 2/3 dei componenti di ciascuna Camera!
Quanto mi piacerebbe vedere mense e caritas chiudere per un giorno e centinaia e centinaia di bisognosi che suonano il campanello dei signori radicali e dei signori Grillini! Allora si' che ci sarebbe da ridere
!
R.


«Macché Concordato, sgravi decisi da Amato»

di Redazione

Per fare luce sull’origine dei «privilegi fiscali» della Chiesa cattolica in Italia non è necessario scomodare il concordato del 1929, basta rifarsi a uno statista più recente, il ministro dell’Interno Giuliano Amato. «In discussione - ricorda l’Avvenire in prima pagina - non è il Concordato e neppure un provvedimento preso (per motivi clientelari, ovvio) dal governo Berlusconi nel 2006 a esclusivo vantaggio della Chiesa: semmai si tratta della legge istitutiva dell’Ici, varata al tempo del governo Amato (1992), per la quale gli enti non profit tra cui quelli religiosi, ivi compresa la Chiesa cattolica, sono esonerati dal pagamento dell’Ici stessa su immobili utilizzati esclusivamente per specifiche finalità di rilevanza sociale».
Così, dopo che il settimanale Famiglia Cristiana ha liquidato come «infondata» tutta la polemica sulle esenzioni della Chiesa, anche il quotidiano della Cei affonda il colpo sulle contraddizioni interne allo schieramento di governo. La paternità della legge ora contestata dai radicali «sarà per qualcuno dura da accettare - scrive Avvenire -, ma questa e non altra è la verità dei fatti».

© Copyright Il Giornale, 30 agosto 2007


Bagnasco: «Grave errore parlare di privilegi»

di Giovanni Buzzatti

«Le mense per i poveri non sono ristoranti» ha scritto Famiglia Cristiana per rispondere all’«infondata polemica sui presunti privilegi fiscali della Chiesa». Una polemica - quella scatenata dalla richiesta di informazioni dell’Unione Europea sugli sgravi fiscali agli enti religiosi - nella quale è intervenuto ieri Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova. Al termine delle cerimonie al santuario della Guardia, sulle alture alle spalle di Genova, il capo dei vescovi italiani ha contestato la parola «privilegio» riferita alle agevolazione fiscali delle quali godono gli enti religiosi in Italia. «È un termine totalmente sbagliato» ha detto ai cronisti. E rifacendosi alle parole di Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano e suo predecessore a Genova, ha aggiunto: «Credo sia sotto gli occhi di tutti, in Italia e in Europa, quanto la Chiesa faccia e abbia sempre fatto per la povera gente, per l’educazione, per i più disagiati, con tutti i fondi e le risorse di cui dispone. Questo dovrebbe essere considerato con molta attenzione, per non cadere poi su posizioni pregiudiziali di tipo ideologico».Alla domanda se il provvedimento Ue possa essere stato ispirato dall’Italia, il presidente della Cei ha risposto: «Non saprei proprio dire, mi sembra strano». A seguire le celebrazioni che ricordano l’apparizione della Madonna sul monte Figogna (era il 1490), ieri c’erano migliaia di fedeli. Durante la messa, Bagnasco ha ribadito l’importanza della famiglia («nessuno si può sostituire a essa - individui, enti, istituzioni - e tutti devono affiancarsi e cooperare alla sua grandiosa missione») e ha rivolto un invito a «riscoprire il valore delle cose semplici, le azioni di tutti i giorni». Per proteggerlo, oltre alla scorta in borghese, sono stati impiegati anche i cani anti esplosivo. Misure di sicurezza scattate quattro mesi fa, dopo gli insulti scritti sui muri e le lettere con minacce e proiettili arrivate al capo dei vescovi italiani per le critiche ai Dico. Da allora Bagnasco non ha rinunciato alle uscite pubbliche ma ha evitato di intervenire nelle polemiche politiche di stretta attualità. Un silenzio interrotto ieri, per commentare la decisione dell’Unione Europea.
La tesi della Cei, e di tutto il mondo cattolico, è che queste agevolazioni compensino il lavoro nel sociale (mense per i poveri, scuole, oratori) svolto dalla Chiesa. «La Chiesa - conclude Bagnasco - anche grazie a queste agevolazioni ha sempre fatto e sempre farà opere di beneficenza, non solo per i cattolici, ma per la società nel suo complesso».

© Copyright Il Giornale, 30 agosto 2007

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Guarda che per cambiare la costituzione servono i 2/3 solo nelle prime due votazioni, poi solo la maggiornaza assoluta, cioè il 50% più uno dei votanti e si va al referendum se lo chiedono 500000 elettori o 5 consigli regionali etc. etc. art. 138 della costituzione. E comuque per cambiare i patti lateranensi NON OCCORRE IL PROCEDIMENTO DI REVISIONE COSTITUZIONALE. Lo dice espressamente l'art. 7. Occorre l'accordo tra le due parti (Stato e Chiesa, che sui privilegi fscali non ci sarà mai, e questo è un altro paio di maniche), quindi se non sapete di cosa parlate (nel caso specifico, l'art. 7 della Cost.) per favore, tacete. Vi fa più onore.

Anonimo ha detto...

E' esattamente cio' che dicevamo: se c'e' l'accordo non e' necessario la procedura ex art. 138 della Costituzione. E se non c'e'?
Suvvia! La mia opinione e' suffragata dai giuristi, basta leggere gli articoli che seguono.

Anonimo ha detto...

Forse non mi sono spiegato. Non è che c'è l'accordo e se non c'è allora si modifica con legge costituzionale.Se c'è l'accordo in bene se no ciccia, niente. Non si fa nessuna legge. spero di essere statp chiaro almeno stavolta e mi dispiace moltissimo che nn siano stati pubblicati gli altri commenti, proprio una delusione sapere che chi si dice credente e quindi dovrebbe avere alla base della propria fede la tolleranza, non accetti le critiche e le censuri...... peccato

Anonimo ha detto...

Vengono accettati e pubblicati tutti i post, anche quelli critici, purche' non offendano il Papa o i membri del blog.
R.